Arriva una nuova
serie di prodotti
professionali
e competitivi
dall’Austria,
concepiti per gli
utenti più esigenti
alla ricerca di un
timbro singolare,
con tanti controlli
e abbondanza di
diagrammi polari per
tutti i tipi di ripresa.
PRO
Colore personale
e ben gestibile
Elettronica silenziosa
Multipolarità e controlli
CONtRO
Broad Cardioid quasi
omnidirezionale
Effetto prossimità
molto pronunciato
Il Lewitt LCT 640 è il modello di punta della serie Authentica, il top della gamma del produttore viennese Lewitt. Si
tratta di un microfono a condensatore multipattern a diaframma largo (1”) con una interessante integrazione elettronica di controllo. I diagrammi polari di ripresa sono i consueti omnidirezionale, fi gura a 8 e cardioide, cui si aggiungono
il broad cardioid e il supercardioide, che vanno intesi come
posizioni intermedie. La banda passante è 20 Hz/20 kHz, e
la pressione sonora sopportata è di circa 145 dB. Il rumore
generato è molto basso (10 dB in posizione cardioide), il che conduce il rapporto segnale/rumore ad attestarsi intorno agli 84 dB, e la dinamica generale a ben 135 dB.
La sezione di controllo (Fig. 1), che è retroilluminata segnalando ogni scelta fatta dall’utente con una spia dedicata, consente di applicare un pad di 6, 12 o 18 dB. In aggiunta, oltre alla confi gurazione di ripresa, è
possibile attivare un fi ltro passa alto a
40 Hz (pendenza di 12 dB/ottava),
a 150, o a 300 Hz (pendenza di 6
dB/ottava). Tutte queste selezioni
sono attivabili da tre grandi pulsanti montati sul corpo del microfono: il
pulsante centrale consente anche di bloccare lo status generale dell’elettronica per evitare modifi che accidentali durante la gestione del microfono stesso, stato evidenziato dallo spegnimento del logo Lewitt. Questa spia, normalmente
retroilluminata di un bianco algido come tutte le altre, lampeggia in rosso in caso di clipping consentendo una lettura
rapida ed effi ciente della pressione sonora in entrata e permettendo così all’utente di attenuare di conseguenza il segnale con il pad interno.
È implementata anche una interessante funzione di controllo automatico del clip che si attiva tenendo premuto per più
di due secondi il pulsante del pad: con questa funzione attivata il logo Lewitt diventa rosso e, in caso di clip, il microfono passa automaticamente a un valore di attenuazione più
elevato.
È disponibile anche una memoria del clip, che mostra se
durante l’ultima sessione ci sono stati problemi: premendo
per più di due secondi il tasto del fi ltro passa alto tutti gli indicatori si spengono a eccezione del pad che lampeggerà in
caso di presenza di clip, mentre il logo si alternerà tra bianco e rosso. Tutte le funzioni di controllo sono noiseless, dunque non generano rumori nel percorso del segnale. La confezione comprende un’ottima valigetta in alluminio, un sup-
porto antishock e una busta protettiva, oltre a un manua-
le molto ben fatto e assai esplicativo.
AnAlisi TECniCA
L’analisi del comportamento del Lewitt LCT 640
(Fig. 2) è complessa: richiederà un po’ di pazienza, ma alla fi ne i dati da analizzare risulteranno
molto interessanti. Parto dalla confi gurazione omnidirezionale, che è la
più lineare nel rapporto direzionalità/frequenza (Fig. 3). Il Lewitt LCT
640 è per sua natura un microfono
abbastanza colorato sulle frequen-
Fig. 1 - Particolare della sezione
di controllo
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COMPUTER MUSIC
STUDIO
ze estreme, e questa colorazione è percepibile chiaramente fi n dal primo utilizzo. La fi gura omnidirezionale è forse quella che sulla carta ha la colorazione più accentuata, con uno shelving pronunciato centrato a 10 kHz. Usato come microfono d’ambiente sulla batteria mi ha subito lasciato qualche dubbio proprio a causa di questa colorazione eccessiva: i piatti erano molto più defi niti di quello
che mi aspettassi, e la compressione a valle era molto diffi cile da gestire. Tuttavia c’è un modo per aggirare il problema: man mano che si sale come frequenza il Lewitt si
comporta molto più come un cardioide che come un omnidirezionale, e puntando il microfono all’opposto rispetto
alla fonte sonora, ho ritrovato quella linearità che mi aspettavo da una capsula omnidirezionale. Non so quanto questa caratteristica sia pregevole in una ripresa ambientale in altre condizioni, ma sicuramente l’angolo così stretto può essere vantaggioso in diverse occasioni, soprattutto
quando non si cerchi uno strumento assolutamente neutro o un comportamento da omni puro. La linearità si ottiene sopra i 2 kHz, ma l’ascolto personale tende a farmi affermare che l’angolo di ripresa tende a stringersi ben prima di quella soglia.
Proprio per questo la differenza con broad cardioid è poco sensibile, al punto che il comportamento generale nelle alte frequenze assomiglia a un ipercardioide, tanto il fuoco di ripresa è stretto. Nelle tante riprese che ho fatto non
ho mai usato il Lewitt in questa posizione, tanto assomigliava alla posizione cardioide che, in fondo, è quella che si
tende a usare più frequentemente (Fig. 4). In modalità cardioide (Fig. 5) il Lewitt si rivela uno strumento eccellente,
con una reiezione molto spiccata sul retro. È bene precisare subito che, in qualsiasi posizione, il fuoco di ripresa non
è mai stretto ma questo comportamento peculiare non è un
Fig. 2 - Particolare
della capsula
difetto, essendo compensato da un suono generale molto
ricco e ben equilibrato. Proseguendo nell’analisi si incontra la fi gura di supercardioide (Fig. 6), che altro non è che
un cardioide con una maggiore sensibilità posteriore localizzata in un unico lobo. Questa è la fi gura che ho sempre
preferito registrando delle voci, potendo disporre di un ambiente di ripresa abbastanza spazioso per non concedere
al lobo posteriore rifl essioni troppo ravvicinate. La differenza sulla carta è poco rilevante, ma nell’uso quotidiano è veramente notevole: con il supercardioide si possono riprendere strumenti acustici (compresa la voce umana) bagnandoli a piacimento con un po’ di ambiente, creando così una
sensazione di naturalezza non raggiungibile con un semplice cardioide, magari in un campo semi anecoico. Dosare la quantità di ambiente è molto facile, e basta allontanarsi o avvicinarsi a superfi ci più o meno rifl ettenti col lato posteriore del microfono: anche in situazioni non ottimali di ripresa sarà sempre possibile trovare un bilanciamento eccellente tra suono diretto e rifl essioni, consentendo ai suoni di trovare sempre uno spazio naturale nel mix, senza aggiunta di altro.
Conclude questa breve analisi la fi gura a otto (Fig. 7), sempre molto generosa nella dimensione dei lobi: facendo una
registrazione M-S l’apertura non è mai drastica, e la ripresa
a 90° tende sempre a sporcare il segnale ripreso dal cardioide. La conclusione è che il Lewitt in questa modalità non è
molto adatto a riprese di precisione, ma risponde in modo
eccellente come microfono d’ambiente puro, conservando
sempre una naturalezza non comune.
3
4
Fig. 3 - Diagramma polare
e risposta in frequenza,
Omnidirezionale
Fig. 4 - Diagramma polare
e risposta in frequenza,
Broad Cardioid
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in PRoVA
La prova di LTC 640 non è impresa da poco, viste le numerose possibilità offerte sia dalle cinque polarità, sia dall’otti-
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TESTLEWITT AUTHENTICA LCT 640
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6
7
Fig. 5 - Diagramma polare
e risposta in frequenza,
Cardioide
Fig. 6 - Diagramma polare
e risposta in frequenza,
Supercardioide
Fig. 7 - Diagramma polare
e risposta in frequenza,
Figura a otto
mo fi ltro passa alto in dotazione. Essendo impossibile valutare le tante permutazioni sarà opportuno riportare una serie di osservazioni comuni a tutte le modalità operative. Il
Lewitt LCT 640 è un microfono molto ben riuscito, tendenzialmente poco lineare ma molto ben caratterizzato. Le medie sono sempre molto a fuoco, in maniera quasi impietosa tanta è la linearità della capsula in quel range, mentre le
basse e le acute sono sempre enfatizzate, ma mai in modo
esagerato. Il colore del Lewitt è ben modifi cabile in fase di
rielaborazione, caratteristica che denuncia una sostanziale assenza di zone d’ombra nello spettro trasdotto. Sembrerebbe un ottimo microfono cinese, e forse lo è, dato che sulla scatola è chiaramente impressa la sua provenienza orientale. In termini di paragone assomiglia molto alle serie migliori di AKG 414, superandole però in morbidezza generale e in defi nizione sulle estreme. È particolarmente indicato per riprese in cui si sia un po’ a corto di corpo e di
punch, passando in modo trasversale dalle chitarre elettriche a quelle acustiche, transitando per le voci fi no ad arrivare alle batterie. In realtà non esiste un vero tallone d’Achille
per il Lewitt, se si cerca una certa personalità e se non si ha
paura di sperimentare con le cinque modalità polari in associazione con la posizione della fonte sonora all’interno della stanza di ripresa.
Unico particolare che richiede attenzione in fase di posizionamento è l’effetto prossimità molto pronunciato: andando
oltre direi che in generale il 640 sembra un microfono estre-
mamente morbido, prono alla pressione sonora che tuttavia
non lo mette mai in crisi. Questa morbidezza, che appartiene alla sfera prettamente meccanica relativa alla capsula, si
avverte in maniera decisa anche con poca pressione sonora fi no a divenire evidente man mano che la pressione stessa cresce: sembra sempre di essere vicini all’ingresso trionfale della distorsione, e invece l’ampio headroom ci consente ancora qualche dB in più di spinta senza generare artefatti sgradevoli.
Come è evidente, la scarsa resistenza opposta dalle membrane rende il Lewitt abbastanza succube degli spostamenti d’aria violenti, e dunque anche in fase di ripresa di amplifi catori è bene valutare l’uso di un fi ltro anti-pop per evitare confusione sulle basse frequenze. I cantanti che amano
fl irtare con i microfoni potrebbero avere qualche problema
nel dosare le plosive, e anche a gestire una roboanza che
già a una quindicina di centimetri di distanza non è più avvertibile.
La costruzione generale è ottima e il peso generale lo dimostra (con il supporto in dotazione si supera il mezzo chilo);
un apprezzamento particolare va al supporto antishock che,
sebbene non molto effi ciente in termini di isolamento, è ottimamente costruito e tiene il microfono in posizione in ogni
situazione, anche la più disagevole.
Alcune opzioni di controllo sono interessanti ma assai pericolose: mi riferisco in particolare alla gestione automatica del pad; personalmente preferisco trovarmi di fronte a
un problema di clip (anche se 135 dB di dinamica sono veramente diffi cili da oltrepassare) piuttosto che una traccia
che, con l’evolversi della dinamica, si abbassa in automatico
con gradini di 6 dB; ogni giudizio in merito però è puramente soggettivo, e soprattutto la clip history può rivelarsi utile
quando il Lewitt è esposto a fonti sonore molto violente tipo
una batteria, per una revisione precauzionale da fare prima
della registrazione vera e propria.
Fig. 8 - Particolare dell’interno
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ConClusioni
Il Lewitt LCT 640 non è un microfono di precisione ma
guadagna con gli interessi in termini di sonorità quanto
perde in precisione, trasformandosi in un ottimo strumento di ripresa, molto pieno, ricco, personale. È estremamente silenzioso e può spaziare dalla ripresa di strumenti flebili
fino agli amplificatori più indemoniati senza perdere niente delle sue caratteristiche peculiari né della sua personale impronta sonora. Usato come cardioide è già un ottimo
investimento, e per chi fosse interessato soltanto a questo
diagramma segnalo il modello LCT 540; i diagrammi polari del LCT 640 non sono tutti ugualmente utili, ma sicuramente offrono una versatilità invidiabile per un microfono
dal prezzo sostanzialmente contenuto, che si colloca qualitativamente in una fascia di prezzo ben superiore alla sua.
È uno strumento nato anche per sopportare grandi pressioni ma lo consiglio soprattutto a chi deve registrare strumenti acustici di pregio in ambienti ben suonanti: con questi presupposti non farà rimpiangere prodotti più noti e ben
più costosi.